Museo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo

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Il periodo normanno svevo

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periodo_normanno_svevoNel 1050 ha inizio la conquista normanna, con la discesa in Calabria di Roberto il Guiscardo che si insediò a Sant’Antonio di Stribula, presso Castrovillari, e poi proseguì fortificando S. Marco Argentano diretto verso sud: qui assediò Cosenza, Amantea e Aiello Calabro. Nel 1057 arrivò in Calabria anche Ruggero d’Altavilla, che aiutò il fratello Roberto a conquistare Squillace. Nel 1061, con un lungo assedio e la presa di Reggio, terminava la conquista della Calabria e Roberto se ne proclamò duca costituendo il Ducato di Calabria con capitale Reggio. Con la sconfitta dei Bizantini e l’allontanamento degli Arabi si chiude così il rapporto con l’Oriente. periodo_normanno_svevo2La Calabria, terra di tradizione greca, inizia il suo percorso di latinizzazione; pian piano il rito greco viene soppiantato da quello latino. Ruggero d’Altavilla diede tranquillità e nuovo impulso economico soprattutto alla sericoltura, che divenne settore trainante nella produzione calabrese grazie ad una vera e propria industria serica affiancata all’arte del ricamo. Del periodo normanno a Longobucco rimangono a testimonianza la torre campanaria, il fonte battesimale ed il mostriciattolo del portale della chiesa. Tali opere fanno comprendere l’importanza della cittadina che era in quel periodo un centro minerario prosperoso ricco di argento e di piombo, e aveva una scuola di artisti argentieri. A Ruggero d’Altavilla successero prima il figlio Guglielmo e poi il nipote Guglielmo II, quindi il regno fu rivendicato da Costanza, figlia di Ruggero II, moglie del terribile imperatore Enrico VI e madre di Federico II di Svevia. Enrico VI, secondo un documento dell’epoca, inviò per la gestione mineraria il suo familiare Pietro di Livonia: tale documento fa riferimento anche alle miniere di “Longoburgi” della provincia di Calabria. Alla sua morte, nel 1197, subentrò Ottone IV di Brunswick e quindi Federico II, ancora giovanissimo ma con le idee già molto chiare. 
periodo_normanno_svevo3Sotto l’illuminato regno di Federico II – sua la definizione di “popolo sovrano” – Longobucco ebbe grande sviluppo tanto nella pastorizia quanto nel commercio di lana, seta, tessuti e legname. Dal legno del pino laricio, dell’abete bianco e del faggio si ricavavano le travi impiegate nelle costruzioni civili e navali. Oltre al legno, altri tipici prodotti silani, come la resina e la pece, furono assai valorizzati e la sericoltura raggiunse uno dei momenti di massima espansione. Federico II diede un ulteriore impulso all’economia calabrese istituendo fiere nei centri più importanti e in determinati periodi dell’anno. Di quel periodo florido per Longobucco troviamo traccia nella biografia di Gioacchino da Fiore, abate, teologo e scrittore italiano vissuto tra il 1130 e il 1202, una delle figure più importanti di tutto il Medioevo italiano ed europeo. Gioacchino da Fiore si recò a Longobucco insieme a due monaci suoi seguaci per commissionare ad un artigiano argentiere un calice decorato con i simboli gioachimiti. Da alcuni documenti risulta che si servivano a Longobucco non solo i monaci florensi, ma anche molti monasteri basiliani di rito greco. Lodovico Bianchini, economista, storico e politico napoletano (1803-1879), ricorda che durante il regno di Federico II «furono esplorate parecchie miniere di ferro e di argento; e qui è bello ricordare come quelle di Longobucco molto argento somministravano acconcio ad improntare monete». Le miniere di ferro e di argento – sulle quali la corona sveva percepiva il 10% del valore del metallo, nelle proprietà private, e il 20% nelle proprietà demaniali – continuavano ad essere un’importante risorsa. Morto l’imperatore Federico II la luogotenenza in Italia passa al figlio Manfredi di Sicilia, principe di Taranto, che morirà nel febbraio 1266 durante la battaglia di Benevento, sconfitto da Carlo I d’Angiò.

Nel 1050 ha inizio la conquista normanna, con la discesa in Calabria di Roberto il Guiscardo che si insediò a Sant’Antonio di Stribula, presso Castrovillari, e poi proseguì fortificando S. Marco Argentano diretto verso sud: qui assediò Cosenza, Amantea e Aiello Calabro. Nel 1057 arrivò in Calabria anche Ruggero d’Altavilla, che aiutò il fratello Roberto a conquistare Squillace. Nel 1061, con un lungo assedio e la presa di Reggio, terminava la conquista della Calabria e Roberto se ne proclamò duca costituendo il Ducato di Calabria con capitale Reggio. Con la sconfitta dei Bizantini e l’allontanamento degli Arabi si chiude così il rapporto con l’Oriente.

La Calabria, terra di tradizione greca, inizia il suo percorso di latinizzazione; pian piano il rito greco viene soppiantato da quello latino. Ruggero d’Altavilla diede tranquillità e nuovo impulso economico soprattutto alla sericoltura, che divenne settore trainante nella produzione calabrese grazie ad una vera e propria industria serica affiancata all’arte del ricamo. Del periodo normanno a Longobucco rimangono a testimonianza la torre campanaria, il fonte battesimale ed il mostriciattolo del portale della chiesa. Tali opere fanno comprendere l’importanza della cittadina che era in quel periodo un centro minerario prosperoso ricco di argento e di piombo, e aveva una scuola di artisti argentieri. A Ruggero d’Altavilla successero prima il figlio Guglielmo e poi il nipote Guglielmo II, quindi il regno fu rivendicato da Costanza, figlia di Ruggero II, moglie del terribile imperatore Enrico VI e madre di Federico II di Svevia. Enrico VI, secondo un documento dell’epoca, inviò per la gestione mineraria il suo familiare Pietro di Livonia: tale documento fa riferimento anche alle miniere di “Longoburgi” della provincia di Calabria. Alla sua morte, nel 1197, subentrò Ottone IV di Brunswick e quindi Federico II, ancora giovanissimo ma con le idee già molto chiare. 

Sotto l’illuminato regno di Federico II – sua la definizione di “popolo sovrano” – Longobucco ebbe grande sviluppo tanto nella pastorizia quanto nel commercio di lana, seta, tessuti e legname. Dal legno del pino laricio, dell’abete bianco e del faggio si ricavavano le travi impiegate nelle costruzioni civili e navali. Oltre al legno, altri tipici prodotti silani, come la resina e la pece, furono assai valorizzati e la sericoltura raggiunse uno dei momenti di massima espansione. Federico II diede un ulteriore impulso all’economia calabrese istituendo fiere nei centri più importanti e in determinati periodi dell’anno. Di quel periodo florido per Longobucco troviamo traccia nella biografia di Gioacchino da Fiore, abate, teologo e scrittore italiano vissuto tra il 1130 e il 1202, una delle figure più importanti di tutto il Medioevo italiano ed europeo. Gioacchino da Fiore si recò a Longobucco insieme a due monaci suoi seguaci per commissionare ad un artigiano argentiere un calice decorato con i simboli gioachimiti. Da alcuni documenti risulta che si servivano a Longobucco non solo i monaci florensi, ma anche molti monasteri basiliani di rito greco. Lodovico Bianchini, economista, storico e politico napoletano (1803-1879), ricorda che durante il regno di Federico II «furono esplorate parecchie miniere di ferro e di argento; e qui è bello ricordare come quelle di Longobucco molto argento somministravano acconcio ad improntare monete». Le miniere di ferro e di argento – sulle quali la corona sveva percepiva il 10% del valore del metallo, nelle proprietà private, e il 20% nelle proprietà demaniali – continuavano ad essere un’importante risorsa. Morto l’imperatore Federico II la luogotenenza in Italia passa al figlio Manfredi di Sicilia, principe di Taranto, che morirà nel febbraio 1266 durante la battaglia di Benevento, sconfitto da Carlo I d’Angiò.

 

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