Museo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo

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TRA SPAGNOLI E AUSTRIACI (XVI-XVIII SECOLO)

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spagnoli_austriaciDurante il secolo XVI Longobucco fu teatro di una ripresa economica anche incentivata dai commercianti veneziani, genovesi, fiorentini e pisani. Il feudo dell’argentiera di Longobucco – definito la principale fonte di argento del regno, ma importante anche per l’industria del legno e della pece, considerata la sua ricchezza in fiumi e boschi – era sempre molto ambito. L’università di Longobucco, come ente amministrativo autonomo, ebbe un importante ruolo nella salvaguardia dell’argentiera. La Regia Corte, per salvaguardare i propri interessi, emanò disposizioni e sanzioni per evitare danni e sfruttamenti non autorizzati nelle argentiere di Longobucco. L’economia della zona si reggeva comunque anche sulla pastorizia, sull’attività boschiva e sull’agricoltura. L’artigianato del tessile era molto ricco e florido. La popolazione però, vessata dal fisco, era sempre più povera e vittima degli abusi della nuova classe dirigente borghese. Ad aggravare la situazione, nella seconda metà del Seicento il clima, per un periodo più freddo, poi molto piovoso e quindi siccitoso, provocò gravi danni, fame e carestia suscitando nella povera gente un forte sentimento di rivolta contro gli spagnoli. Nacque così il fenomeno del brigantaggio e del banditismo.
Carlo II di Spagna muore nel 1700 senza lasciare eredi. Dopo una guerra di successione alla corona spagnola, il trattato di Utrecht del 1713 stabilì che il Regno di Napoli andasse a Carlo VI d’Asburgo (1683-1740) del ramo d’Austria. Il governo austriaco, ripresa l’attività di scavo, fece costruire stabilimenti, fornaci e una piccola industria siderurgica nelle vicinanze del torrente Macrocioli.spagnoli_austriaci2Nell’avvicendarsi del potere  in Italia tra il ramo d’Austria e quello di Spagna degli Asburgo, nel 1734 Carlo III di Borbone conquistò il Regno di Napoli. Furono fatti pervenire minatori e tecnici tedeschi per aumentare gli scavi ed iniziò anche lo sfruttamento di quarzo, blenda, piombo e galena. Il terremoto del 1783 provocò la morte di migliaia di persone e le miniere furono abbandonate, con conseguenti grandi tensioni sociali anche perché, stavano nascendo le grandi proprietà terriere. La produzione di lana calabrese e longobucchese ebbe in questo periodo inevitabilmente un calo, soprattutto di qualità, anche se rimaneva lo stesso una risorsa importante per produrre tessuti, vestiti, calze e mantelli. L’industria del legname continuava ad essere trainante per l’edilizia locale e per la costruzione di carri ed utensili agricoli.

 

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