Museo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo

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Le invasioni barbariche

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invasioni_barbaricheSono gli anni della divisione dell’Impero romano in due tronconi. Il ramo d’Occidente, retto da Onorio con capitale a Ravenna, subì nel 410 l’invasione dei Visigoti di Alarico che saccheggiarono Roma e marciarono poi verso il Sud.
Secondo una leggenda – che ha ispirato la rappresentazione romantica dell’evento nella poesia di August Graf von Platen, Das Grab im Busento (tradotta in italiano da Giosuè Carducci con il titolo La tomba nel Busento) – Alarico sarebbe morto a Cosenza, sepolto tra il Crati e il Busento.
Il regno di Teodorico (454-526), re degli Ostrogoti, comporterà un periodo di prosperità in Italia. Suo primo ministro fu Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, calabrese di Squillace, che mantenne tale carica anche con Amalasunta, figlia di Teodorico e poi con Atalarico. Cassiodoro, uomo di grande cultura, rese in quel periodo buio la sua terra natia l’unico luogo di fermento culturale: fondò due centri – il Vivariense e il Castellense – dove accolse i dotti di tutto il mondo conosciuti in quel periodo. A Squillace per la prima volta nella storia venne preso l’anno zero come inizio della datazione moderna.invasioni_barbariche2Nel periodo ostrogoto Longobucco risultava essere una diocesi, come testimonia papa Gelasio I (452-496). Il vescovo temesino Ilario nel 501 e nel 504 interviene ai Sinodi romani. Nel 633 papa Gregorio Magno scrisse al vescovo di Temesa affinché favorisse il trasporto del legname dalla Sila a Roma, per la Basilica di San Pietro.
Toccata solo marginalmente dall’invasione dei Goti, la Calabria accolse bene Belisario, generale di Giustiniano, sbarcato a Reggio nel 536 nel corso della guerra greco-gotica per la riconquista dell’Italia per conto dell’imperatore. I Bizantini diedero un nuovo impulso alla vita della Calabria: fondarono città (Nepezia, oggi Amantea) e vescovadi di rito greco (Tropea, Gerace, Rossano, Nicastro). Sotto la dominazione dell’Impero Bizantino, nel thema (ex ducato) di Calabria fiorì l’eremitismo, grazie alla presenza dei monaci basiliani (il cui culto derivava da san Basilio Magno): cenobi eremitici sono la famosissima Cattolica di Stilo, il Patire di Rossano fondato da san Bartolomeo da Simeri e molti altri meno noti sparsi nella Locride, nella valle del fiume Stilaro e sull’Aspromonte reggino. Grande figura del monachesimo silano fu san Nilo di Rossano.
invasioni_barbariche3I monaci basiliani introdussero la sericoltura, portando il baco da seta (all’epoca mezzo sacco di foglie di gelso costava un tarì, moneta araba che testimonia l’esistenza di scambi culturali e commerciali tra bizantini e arabi). Il periodo bizantino fu per la Calabria, e soprattutto per l’entroterra calabrese, un periodo di grande rinascita culturale, economica e sociale.
Per quanto concerne il tessile e la tradizione della scultura lignea i bizantini hanno lasciato nell’artigianato calabrese un segno indelebile. Molti sono i motivi o disegni di ispirazione bizantina, come il roseto, i rombi intrecciati base di molti motivi, la croce greca ecc.
Durante questo periodo vi fu la discesa dei Longobardi, arrestata dai Bizantini solo con grandi difficoltà. C’è chi vorrebbe far derivare proprio dai Longobardi il nome Longobucco, anche se l’etimologia più accreditata sembra essere quella di derivazione latina longa bucca (lunga concavità), che a sua volta si riferisce al nome del torrente Macrocioli, dal bizantino makrokoilos (lunga cavità).
Costantinopoli non poté però evitare gli attacchi dei Saraceni.
Nell’812 si registrò la prima incursione saracena sulle coste calabresi, che colpì Reggio, capitale del thema di Calabria; l’ultima ci sarà solo nel 1793, a danno di Pizzo e Tropea. Dall’839 all’885 vennero occupate stabilmente dagli Arabi Tropea, Santa Severina e Amantea e cadrà per brevi periodi in mano araba persino Cosenza. Gli Arabi introdussero, come si è visto, la moneta (il tarì), ma anche molte piante come gli agrumi, la palma da datteri, la melanzana, il melone d’acqua, il lino, il cotone e il riso coltivato nella piana di Sibari, ancora oggi l’unica zona risicola del sud Italia. Lasceranno anche numerose tracce nei toponimi e in molte parole come tavutu (cassa da morto), cibbia (vasca di raccolta delle acque), zaccanu (recinto per bestiame), mazzaru (peso), gammitta (fosso di scolo). Nell’arte tessile, oltre ad aver arricchito il patrimonio di nuove fibre, realizzando anche molte nuove tinture, introdurranno nella tradizione di Longobucco alcuni motivi di origine orientale e nordafricana come animali, uccelli e misteriosi simbolismi.

 

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