Museo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo

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La conquista romana

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conquista_romanaNel III secolo a.C. i Romani conquistarono ai Greci i territori calabresi, che assunsero la denominazione di Brutium dalle antiche popolazioni di origine osca. Essi in parte colonizzarono il territorio (come nel caso di Locri Epizefiri, Crotone e delle altre città minori) e in parte strinsero alleanze (come nel caso di Reggio, rimasta l’unica roccaforte della lingua e della cultura greca). Quando Annibale, nel 205 a.C. ca., dopo le sconfitte subite dai Romani durante le alterne vicende della seconda guerra punica, si rifugerà alcuni anni in Calabria presso i Bruzi alleati (ribellatisi a Roma) per poi fare ritorno precipitosamente a Cartagine, l’ira dei Romani si scaglierà sulla popolazione che verrà sottomessa e resa schiava.
Sulle rovine di Sibari, distrutta dai Crotoniati, i Romani nel 194 a.C. edificarono Copia che divenne un importante centro di conio delle monete.
Nel periodo romano, secondo molti autori, a Longobucco erano attive quattro miniere d’argento.
Nell’89 a.C. ca. Copia fu elevata a Municipio Romano e godette così di una maggiore autonomia nell’amministrazione, tanto che Silla, vittorioso su Mitridate, nell’83 a.C. la rese sede del comando generale ordinando il conio di una grande quantità di monete. Anche Spartaco, nel 73 a.C. a capo degli schiavi ribellatisi a Roma, usò le monete di Copia per pagare i suoi 6.000 soldati, sconfitti poi da Lucio Licinio Crasso sul fiume Sele in Campania e quindi crocifissi sulla via Appia.
I Romani non si limitarono allo sfruttamento delle miniere, ma si servirono della Sila per il taglio dei boschi e per l’estrazione dal pino laricio della pece bruzia, considerata la più pregiata e profumata di tutto l’Impero, e di conseguenza anche la più costosa. Longobucco, grazie alle sue ricchezze naturali, assunse dunque grande rilievo e il fiume Trionto, flumen navigabile, costituì un’importante via per il trasporto dei materiali.conquista_romana2La presenza dei minatori, l’intensa attività boschiva, l’utilizzo del fiume furono di impulso anche per un indotto vivace e per diverse attività artigiane: la pastorizia e le coltivazioni portarono alla produzione di fibre tessili vegetali e soprattutto animali (lana).
Durante il periodo della Roma imperiale Ottaviano Augusto (63 a.C.-14 d.C.) accorpò Calabria e Basilicata creando la Regio III Lucania et Brutii con capoluogo Reggio.
Traiano  (53-117 d.C.) fece aprire a mezza costa la Via Traianea (sulla quale ai giorni nostri fu disegnata la vecchia strada statale Tirrena 18).
Dopo il rapido passaggio nella regione di san Paolo apostolo, nel 61 d.C., il cristianesimo si propagò anche in Calabria.
La testimonianza della diffusione del cristianesimo è resa anche da alcuni motivi che si ritrovano nei tessuti: la catena del diavolo, le stelline, i pampini di vite, a spicuzza e granu, angeli chi sonanu, a vigna antica e le sette rose.
Il 1º ottobre 313 Costantino I promulga l’editto di Milano a favore del cristianesimo, proclamato nel 391 dall’imperatore Teodosio I religione di Stato. conquista_romana3Sembra priva di fondamento la notizia che nel 363 Basilio Magno, vescovo greco e primo dei padri cappadoci, vissuto tra il 329 e il 379, sbarcasse in Calabria. Furono invece i suoi discepoli che, a partire dal secolo IX, fondarono in Calabria monasteri e cenobi, dando l’avvio alla grande tradizione monastica basiliana nella regione.
Nel 365 un terremoto accompagnato da un maremoto devastò il Mediterraneo meridionale, mettendo in ginocchio le località costiere calabresi.

 

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