Museo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo

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Il periodo greco

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periodo_grecoIl territorio di Longobucco era probabilmente abitato già prima dell’arrivo dei Greci da popolazioni italiche che preferivano l’entroterra alla costa.
Il più importante insediamento greco della zona, fra i primi in Italia meridionale, fu Sibari, città ionica affacciata sul golfo di Taranto tra i fiumi Crati (Crathis) e Coscile (Sybaris). Molto presto Sibari divenne una grande potenza (dominava 4 popoli e 25 città, secondo Strabone) grazie ai commerci con il Mediterraneo orientale e allo sfruttamento delle miniere dell’entroterra. Nel VII secolo a.C. i minatori sibariti, con l’aiuto di manodopera locale, costruirono il primo abitato pressappoco dove si trova l’attuale Longobucco: per alcuni l’abitato verrebbe individuato in Themesen “la metallurgica”, di cui parla Omero nell’Odissea (libro I, vv. 183-184). La via di comunicazione principale era il fiume Traeis, l’attuale Trionto.
François Lenormant, archeologo, numismatico e assiriologo parigino (1837-1883), afferma che l’argento per coniare monete veniva utilizzato non solo da Sibari ma anche da Crotone, a testimonianza di una stretta dipendenza dell’abitato da entrambe le città, che si tradusse in una forte presenza greca nell’artigianato locale.
Parallelamente all’estrazione dell’argento si sviluppa l’utilizzo del legno per la fabbricazione di manufatti e inizia l’arte della tessitura mediante il telaio. La fibra più diffusa è la lana e i tessuti presentano motivi detti in longobucchese nziembri. Ancora oggi ne troviamo le tracce nei disegni che hanno una geometricità regolare come la ruota del carro, la rosa spampanata (a rosa nocchiata) e altri come la greca, i fiori, la zampa di cavallo (a ciamciedda e ru cavaddu).periodo_greco2Con Crotone Sibari ebbe contrasti così gravi – anche a causa delle dottrine riformiste di Pitagora che si scontravano con la ferrea oligarchia sibarita – al punto che, nel 510 a.C., le due città giunsero ad un violentissimo scontro. Sulle sponde del Trionto, teatro della battaglia, si affrontarono 100.000 crotoniati, alleati con i reggini, e 300.000 sibariti. La vittoria arrise a Crotone, nonostante il numero inferiore delle sue forze. La città di Sibari, dopo un saccheggio durato 70 giorni, venne distrutta e il fiume Crati fu deviato per coprirne le rovine. Anche i temesini opposero resistenza, seppure inutilmente. Ancora oggi Sferracavallo e Strange, due località sul fiume Trionto, tengono viva la memoria di quando i cavalli dei temesini rimasero senza ferri e furono trucidati in una gola (il ricordo di questa battaglia si può leggere anche nelle pagine di Old Calabria, quaderno di viaggio del 1915 di Norman Douglas, scrittore inglese innamorato dell’Italia, morto ottantaquattrenne a Capri nel 1952).
Molti superstiti sibariti trovarono rifugio nella vallata di Longobucco contribuendo al rafforzamento dell’urbanizzazione.

 

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